CANA NOVITA' — 13 gennaio 2014
Il tempo passa.

Un paio di giorni fa ho ricevuto una piacevolissima mail dalla fotografa Paola Pandolfini la quale mi ha inviato due pregevoli istantanee in bianco e nero di Cana.

paola pandolfi01

paola pandolfi02

Nella descrizione di una delle due foto sopra riportate, Paola ha usato le seguenti parole:

una purtroppo ritrae qualcosa che al momento non c’è più!

Piccolo tuffo al cuore, malinconia e poi, con la mente che ormai viaggiava dietro a mille pensieri, mi faccio una domanda: quanto tempo è passato? Nel rispondermi resto a bocca aperta: sono passati più di tre mesi. 100 giorni! Un intero trimestre. Quanto le vacanze estive di giovani studenti. Un lungo periodo non c’è che dire. Ripresomi da questo pensiero, la consecutio mi porta velocemente alla seconda domanda: Cosa è stato fatto in questo tempo? Anche qui la risposta fa male. A gli occhi di chi osserva, di chi ci vive e di chi ci è a contatto tutti i giorni la risposta che ferisce è quella che non vorremmo darci: nulla è stato fatto. Un paio di settimane fa, a 80 giorni di distanza dall’accaduto, è stata rimossa l’auto colpita dalla frana e nulla più. La strada è ancora completamente bloccata dai massi e dalla terra scivolati giù dal portino. Nulla è stato toccato. Tutto è rimasto fermo a quel 6 ottobre.

Voglio precisare che ciò che viene percepito dalla popolazione residente in merito alla frana, è un totale immobilismo, un abbandono sicuramente frustrante. Forse non è così; forse nelle sedi competenti molto si sta facendo e la soluzione al problema è più vicina di quanto crediamo. Ma tutto ciò, alle nostre orecchie e soprattutto ai nostri occhi, non è mai giunto. Resta la certezza del tempo passato e dell’immutabilità dello scenario che ci si presenta quotidianamente ai nostri occhi. Resta l’evidenza di una strada, quella del borgo, da 100 giorni costretta ad essere una via senza uscita con i conseguenti disagi per le persone residenti in questa parte del paese. Basti pensare alle difficoltà che un mezzo di soccorso, quale può essere un’ambulanza, si trova ad affrontare per poter riuscire dall’imbuto creato da via Diacceto, la via più stretta e pendente del paese.

Probabilmente non vi sono soldi, allo stato attuale, per una ricostruzione ed un completo ripristino allo stato dell’arte del portino ma in un paese civile (quale forse non è l’Italia), almeno la rimozione di quattro sassi e la messa in sicurezza temporanea dell’area di frana era da ritenersi un obbligo ed un intervento quantomeno necessario.

La malinconia per la distruzione che ha colpito la parte forse più bella del paese, lascia per alcuni momenti spazio ad una rabbia e ad un sentimento di impotenza dettati dal senso di abbandono che la gente di Cana percepisce nel vedere questo squarcio lasciato al proprio misero destino.

Un senso di colpa è comunque presente anche in me e mi rimprovero di non aver fatto praticamente nulla per sollecitare una risoluzione alla problematica. Probabilmente, con un’azione congiunta di tutti i cittadini, avremmo potuto muovere le istituzioni per un’accelerazione nella presentazione delle soluzioni possibili al problema. Continuando a lamentarci al bar non credo riusciremo ad essere utili alla nostra causa comune.

Speriamo (ci resta almeno la speranza) di aver a brevissimo delle buone notizie e ci auguriamo di poter presto riappropriarci del nostro paese, in tutte le sue vie.

Ad Maiora!

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