Medievalando

Descrizione a cura di Lauro Leporini

Il territorio della provincia di Grosseto, è ormai, da alcuni decenni conosciuto ed apprezzato in gran parte d’Europa, in particolar modo per i mistici paesaggi ed i rigogliosi ed incontaminati boschi del monte Amiata, non che per la bellezza selvaggia del suo litorale, accarezzato da un limpido mare.

Meno conosciuto, però, è il suo vasto entroterra collinare, un’area densa di panorami mozzafiato e costellata da pittoreschi paesi, quasi tutti d’origine medievale e sovrastati “Da i selvatici manieri” di carducciana memoria, appartenuti nel medioevo quasi sempre ai conti Aldobrandeschi.

Gli Aldobrandeschi furono una stirpe comitale lucchese di probabile origine longobarda. Già nell’alto-medioevo furono “vassi imperiali” ed in seguito “conti palatini”. Pare, secondo una leggenda popolare tramandatasi fin d’oggi, che fossero stati così ricchi e potenti al punto di possedere in Maremma ed anche oltre, tanti castelli quanti fossero i giorni dell’anno.

Uno dei paesi sito nell’entroterra collinare è proprio Cana, nel Comune di Roccalbegna. La sua origine documentata è medievale, anche se alcuni indizi lasciano trapelare una più arcaica origine etrusco-romana. “Rocham ad Canam”, così il nostro paese viene citato nella prima divisione fra fratelli aldobrandeschi, fa la sua prima apparizione su documento storico nell’anno 1216. Ancora più interessante è la spartizione fra i due fratelli Aldobrandeschi del 1274 che sancirà la definitiva divisione (ed il declino) della gloriosa stirpe comitale nei due rami di Santa Fiora e di Sovana-Pitigliano. “Canam”, finita nel ramo di Santa Fiora, in quel documento è citata come “Baronia”, ovvero, secondo l’espressione di Giovanni Tabacco, “Feudo di Signoria” e pare essere “signoreggiata” in quello stesso secolo (ma anche nel precedente) dagli importanti “domini” del vicino castello di Cinigiano. Tra il 1381 ed il 1410 si consoliderà la definitiva annessione di Cana alla Repubblica di Siena. Nel 1476 Siena “capitolerà” con alcuni Modenesi e Reggiani per ripopolare e ricostruire Cana, rimasta disabitata per circa sessant’anni. Nel 1486 Cana si dette il suo statuto comunale. Rimasta sempre  fedelissima a Siena ed aderente alla “Repubblica di Siena ritirata in Montalcino”, la comunità di Cana entrerà nel 1559 nel granducato mediceo.

Oggi Cana, un paesino con poco più di 300 anime, è un luogo alieno dalle frenesie e dalle nevrosi della modernità, allo sviluppo selvaggio e all’inquinamento. Qui, molti di noi, lasciano ancora la chiave sulla “toppa” della porta e varie volte l’anno, con gli amici, si fa ancora il giro delle cantine e lì chiacchierando, cantando e suonando antiche e moderne canzoni, si sorseggia qualche bicchiere di vino sincero, fatto ancora come lo si faceva ai tempi degli Aldobrandeschi. Girovagando per i viottoli dello scosceso ed incontaminato “borgo”, oppure camminando lungo il circuito de “le mura”, circondanti l’antico castello medievale ed il sovrastante, suggestivo rione “portino”, ovvero il cassero canese, oppure passeggiando in piazza del popolo, con al centro la “cisterna medicea” del 1611, se ci mettiamo ad ascoltare attentamente il linguaggio all’apparenza ridicolo ed intraducibile degli anziani del paese, ci si può accorgere di stare a sentire, gran parte dei termini e delle locuzioni del “volgare” tardo medievale toscano, o meglio del senese (parlato e scritto) del ‘400.

E’ in questo onirico contesto (se rapportato alle frenetiche realtà urbane), che si terrà, promossa dall’associazione Pro-Loco di Cana, il primo finesettimana dopo ferragosto, a partire dalle ore 18:00, la manifestazione “Medievalando”, percorso storico-teatrale ed enogastronomico, collocato presso “le mura” e per i viottoli del “portino”, dove si potranno visitare quattro locande, dedicate alla riscoperta dei sapori medievali del secolo XIII: una dedicata alle squisite zuppe di cereali, di legumi e di pane, un’altra dedicata alle succulenti carni arrosto di pollo, maiale e vaccina, un’altra per quelli ancora più ghiotti dedicata ai dolci ed infine l’ultima dedicata agli ottimi vini locali, collocata proprio dentro i magazzini del nostro cassero.

Pianta del portino con dislocazione delle locande e dei mestieri

Ci saranno, inoltre, banchi allestiti con gli attrezzi ed i macchinari dei mestieri medievali, presso i quali i vari mestieranti saranno lieti di illustrare come si eseguivano i seguenti mestieri: il ciabattino, il fabbro, il falegname, il mugnaio, il tessitore e le lavoratrici del “tombolo; ci saranno inoltre, le “pollaiole”, il “vetturino” con il ciuchino e la “strolaga” che predirà il vostro futuro. Il tutto verrà allietato da Dante Alighieri in persona, che in maniera itinerante reciterà alcuni canti del suo capolavoro, “La Divina Commedia” ma non mancheranno neppure “musici” e saltimbanchi, religiosi girovaghi ed incerti come pellegrini e frati da cerca, non che un’armata masnada che a turni farà la guardia al nostro castello. Si terrà, inoltre, fra il “portino” e piazza del popolo una meravigliosa sfilata storica in costume, dedicata ai leggendari personaggi locali: il Gran Cane, paternalistico signore di Cana ed il tirannico Pietro Pinca, signore del Castagnolo (tipico castello del secolo XI, oggi tutt’oggi esistente nelle campagne a Nord di Cana, di proprietà di vari privati, luogo suggestivo e denso di storia e di leggende), in perenne conflitto fra di loro.


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